VIRGINIO CASTELLUCCHIO
Ideazione, regia, interpretazione e video:
Andrea Butera
con la partecipazione di Thomas Popoli
Virginio Castellucchio nasce a Siena, figlio non riconosciuto di Romeo Castellucci e di una comparsa, è costretto a portare nel suo cognome un H in fuga appartenente a Gianni Rodari e una O per parentela con l'artoteca milanese. Dopo un percorso di studi di arte, architettura, scenografia, pittura, musica antica, basso elettrico e cucito fonda negli anni '80 la celebre compagnia Società dei Michelangeli, insieme a sua madre (adottiva), suo zio Omero e sua nonna Ignota. La compagnia, dopo diverse produzioni, due premi UPU e dopo svariate partecipazioni a festival internazionali, si scioglie, dopo la morte di tutti i parenti acquisiti di Virginio, che si dedica ad una carriera solista come artista visivo alcolizzato, esponendo le sue opere in importanti mostre quali la Biennale di Venesia e il Gughenaim Miuseum. Nel 2002 dopo un incontro con il vero padre riprende l'attività performativa con residenze a Dro e a Santarcangelo, in campeggi attrezzati.
Nel 2004 vince il Premio Scemario.
Nel 2007 vince anche un telegatto che gli viene subito rubato da una coppia di omosessuali. Attualmente è impegnato alla creazione di una nuova performance che debutterà nel 2015 all'Expo di Smirne.
La sua rigorosa ricerca si basa su una lente d'ingrandimento che dall'abisso della più crudele realtà giunge all'estraneazione attraverso figure immaginifiche e altamente sfuggenti... Sperimentando un linguaggio innovativo che coglie il corpo nelle sue mutevoli
forme sulla scena , su un palco, in relazione allo spazio, al divenire del tempo, al suono e
alla partecipazione visiva e uditiva del pubblico.
Dopo “Voglio diventare Cattelan!” e “Manifesto per artista in cassaintegrazione” un altro progetto ironico e demenziale che gioca con la situazione contemporanea, questa volta soffermandosi sul panorama performativo/teatrale.
Un presentazione degna del più grande guru contemporaneo, aspettative alle stelle da parte di pubblico e critica ed ecco finalmente in scena Virginio Castellucchio, ma con grande imbarazzo si scopre che è solo un bluff, un improbabile imbranato copione, un impostore che si muove tra nonsense e teatro dell'assurdo... che mette in scena un susseguirsi di spezzoni di spettacoli altrui rivisitati con l'uso di giocattoli e piccoli oggetti domestici.
Andrea Butera
"V.C. è un bluff, un intruso, un imprevisto, un corto circuito, un impostore, un errore..."
Nel 2004 vince il Premio Scemario.
Nel 2007 vince anche un telegatto che gli viene subito rubato da una coppia di omosessuali. Attualmente è impegnato alla creazione di una nuova performance che debutterà nel 2015 all'Expo di Smirne.
La sua rigorosa ricerca si basa su una lente d'ingrandimento che dall'abisso della più crudele realtà giunge all'estraneazione attraverso figure immaginifiche e altamente sfuggenti... Sperimentando un linguaggio innovativo che coglie il corpo nelle sue mutevoli
forme sulla scena , su un palco, in relazione allo spazio, al divenire del tempo, al suono e
alla partecipazione visiva e uditiva del pubblico.
Dopo “Voglio diventare Cattelan!” e “Manifesto per artista in cassaintegrazione” un altro progetto ironico e demenziale che gioca con la situazione contemporanea, questa volta soffermandosi sul panorama performativo/teatrale.
Un presentazione degna del più grande guru contemporaneo, aspettative alle stelle da parte di pubblico e critica ed ecco finalmente in scena Virginio Castellucchio, ma con grande imbarazzo si scopre che è solo un bluff, un improbabile imbranato copione, un impostore che si muove tra nonsense e teatro dell'assurdo... che mette in scena un susseguirsi di spezzoni di spettacoli altrui rivisitati con l'uso di giocattoli e piccoli oggetti domestici.
Andrea Butera
"V.C. è un bluff, un intruso, un imprevisto, un corto circuito, un impostore, un errore..."
andreabutera | [email protected] | www.andreabutera.it